Ci sono giorni in cui esci di casa senza aspettative e torni con gli occhi pieni. Succede quando il sentiero ti porta in alto, il cielo è limpido e il panorama si apre tutto insieme e senza preavviso. Ti fermi, guardi, e non sai più da che parte voltarti.
Queste tre escursioni sono esattamente così. Le facciamo da anni, eppure ogni volta ci sorprendono. Come al solito, a noi piace scovare quei sentieri incontaminati e lontano dal turismo di massa. Ma sono quelli che consigliamo sempre a chi ci chiede: "Dove vado se voglio vedere qualcosa di bello?"
Eccoli. Tre modi diversi di salire in quota e tornare a casa con qualcosa in più.
Il Trodo dei Fiori è uno di quei posti che ti fanno capire perché la montagna d'estate è diversa da qualsiasi altro luogo. Si parte dal Passo Brocon e si sale verso il Col del Boia, camminando in mezzo a quello che a luglio diventa un vero e proprio mare di fiori alpini. Trecento specie diverse, dicono i botanici. A noi basta sapere che a ogni passo c'è qualcosa di nuovo da guardare: genziane, stelle alpine, rododendri, gigli rossi che spuntano tra le rocce.
Il nome viene dal dialetto locale: "trodo" significa sentiero. Ma questo non è un sentiero qualunque. È stato tracciato negli anni Ottanta da Rino Ballerin, un medico appassionato di erbe che voleva condividere con gli altri quello che lui vedeva da sempre. Lungo il percorso, dieci stazioni in legno raccontano gli ambienti e le specie che li abitano. E il sentiero ricalca in parte le vecchie mulattiere della Prima Guerra Mondiale: ogni tanto si intravedono i resti di una trincea, il segno di un tempo che qui ha lasciato cicatrici profonde.
Ma è quando arrivi sulla cresta che il respiro si ferma. Da lassù il panorama si apre a 360 gradi: le Pale di San Martino da una parte, il Lagorai dall'altra, la Marmolada in fondo, le Vette Feltrine, e sotto la Valle del Vanoi con Canal San Bovo che sembra un presepe. C'è una ruota panoramica in pietra che ti aiuta a dare un nome a ogni cima. Ma il bello è anche non sapere. Restare lì a guardare, senza fretta, senza bisogno di etichette.
Il periodo giusto è luglio, quando la fioritura esplode. Ma anche a giugno e agosto i colori non mancano. E in autunno, quando i larici si tingono d'oro, il panorama cambia pelle senza perdere nulla.
Un consiglio: portatevi acqua, non ci sono fontane lungo il percorso. E partite al mattino, perché il pomeriggio i temporali estivi arrivano senza avvisare.

Partenza: Passo Brocon (1616 m) • 6 km • 450 m dislivello • 3-4 ore • Difficoltà media
Il Totoga è una montagna che ti racconta. Durante la Grande Guerra era un caposaldo italiano, con cannoni puntati sulla valle e soldati che resistevano al gelo e al fuoco. Oggi quelle gallerie scavate nella roccia si possono ancora visitare: si chiamano "stoli", in dialetto, e dai loro finestroni il panorama sulla Valle del Vanoi è lo stesso che vedevano i soldati cento anni fa.
Si parte dal Passo Gobbera, lo stesso della Chiesetta di San Silvestro. Il sentiero sale nel bosco, tra faggi e abeti, passa accanto alla calchèra di Gobbera, un'antica fornace per la calce costruita a fine Ottocento, e prosegue salendo sul versante ovest del monte attraversando prati, boschi e un paio di passaggi brevissimi leggermente esposti tra le rocce.
Proseguendo sul sentiero, si arriva al tratto finale della vecchia strada militare, che ci porta al rifugio San Giovanni Gualberto, un bivacco sempre aperto dove fermarsi a riprendere fiato. E da lì, le gallerie. Portatevi una torcia. I corridoi sono ampi, le postazioni dei cannoni impressionanti. Ma la cosa che ammirerete di più sarà la passerella sospesa nel vuoto, dalla quale si accede ad una vista a strapiombo che non ha bisogno di spiegazioni. La valle letteralmente sotto, le montagne intorno e sopra solo il cielo.
L'ultimo tratto sale ripido fino alla cima, ma è molto breve. Una piccola croce, 1705 metri, e di nuovo una vista che ripaga tutto. Il Lagorai, le Pale di San Martino, le Vette Feltrine, il Passo Brocon in lontananza. E quella sensazione di essere sospesi tra il passato e il presente.
Se avete tempo, al ritorno fate la deviazione per la Chiesetta di San Silvestro. Due escursioni in una, due anime della stessa montagna.

Partenza: Passo Gobbera (985 m) • 8 km • 720 m dislivello • 3-3,5 ore • Difficoltà media
Questa è l'escursione per chi cerca la fatica che ripaga. Si parte dal Lago di Calaita, che già da solo varrebbe il viaggio, con le Pale di San Martino si specchiano nell'acqua, e che quando la luce è giusta sembra un dipinto. Poi si sale parecchio. Ottocento metri di dislivello, gambe che chiedono di fermarsi, fiato che a tratti manca. Ma quando arrivi lassù, capisci perché ne valeva la pena.
Prima si passa dal Lago Pisorno, un laghetto alpino avvolto nelle leggende. Dicono che non se ne conosca la profondità. Dicono che se getti un sasso nell'acqua, gli spiriti scatenano un temporale. Volete provare?
Poi si sale verso le cime: Cima Grugola a 2436 metri e Cima Folga a 2195. Lassù il panorama è totale, a 360 gradi, senza ostacoli, senza filtri. Il Lagorai che si allunga verso nord. Le Vette Feltrine a sud. Le Pale di San Martino che sembrano a portata di mano. Pian piano riprenderete fiato ma l'ultima cosa che volete fare è parlare: non vi resta che godervi lo spettacolo.
La discesa passa per Malga Grugola, con le mucche al pascolo in estate e il profumo di erba che ti accompagna fino a valle. Chi non vuole affrontare i tratti più esposti può tagliare sotto le cime seguendo il sentiero 347 e godersi comunque una giornata in quota nel cuore del Lagorai. Qui il panorama non manca, da nessuna parte.
Un'escursione impegnativa, da non improvvisare. Controllate il meteo, partite presto, portatevi acqua e cibo.

Partenza: Lago di Calaita (1604 m) • 10 km • 850 m dislivello • 5 ore • Difficoltà impegnativa
Non serve andare lontano per vedere cose che tolgono il fiato. Basta sapere dove guardare.
Questi sentieri panoramici tra Lagorai e Pale di San Martino sono il nostro modo di vivere la montagna: tra i fiori del Brocon, nella memoria del Totoga, nel silenzio delle cime. Sono trekking in Trentino che non trovi sulle cartoline, ma che sicuramente ti restano dentro.
Ognuno ha il suo passo, la sua fatica, il suo regalo. Ma tutti e tre lasciano la stessa cosa: quella sensazione di aver riempito gli occhi di una bellezza che non si dimentica. E la voglia di tornarci.
Vieni a vedere con i tuoi occhi.
Questi sono solo tre dei tesori che la nostra valle custodisce. Che tu stia cercando una sfida ad alta quota o una passeggiata rigenerante con i tuoi figli, la tua prossima avventura inizia qui.