La Chiesetta di San Silvestro è una di quelle mete che sembrano fatte apposta per chi cerca la montagna senza fatica. Un'escursione breve, 3,6 chilometri tra andata e ritorno, 200 metri di dislivello, poco più di un'ora di cammino. Eppure quello che si trova lassù ripaga ogni passo: una chiesetta antica affacciata sul vuoto, il silenzio, e un panorama che abbraccia tutta la Valle di Primiero fino alle Pale di San Martino.
È il sentiero perfetto per una mattina libera, per chi viaggia con bambini, per chi vuole camminare senza fretta e tornare con gli occhi pieni di cielo.
La chiesetta risale al XIII secolo e da allora veglia silenziosa su questo angolo di montagna. Piccola, essenziale, costruita in pietra come si faceva un tempo. È stata restaurata e oggi viene aperta durante la stagione estiva, ma anche quando è chiusa vale la pena salire fin qui.
C'è una leggenda che si racconta in valle. Si dice che la chiesetta dovesse essere costruita più in basso, in un punto più comodo da raggiungere. Ma ogni notte i materiali da costruzione sparivano e venivano ritrovati quassù, sul crinale. Alla fine i costruttori si arresero e la edificarono dove la montagna aveva deciso. Che sia storia o fantasia, camminando verso San Silvestro viene facile crederci.
Si parte dal Passo Gobbera, a 985 metri di quota, dove si lascia l'auto nel parcheggio lungo la strada. Il sentiero 346 si imbocca a fianco della chiesa di Passo Gobbera ed inizia dapprima con una discesa per poi risalire dolcemente e addentrarsi nel bosco.
Il cammino è semplice e ben segnato. Sia nella parte aperta, sia in quella boschiva, le pendenze sono costanti ma mai faticosa. Il sentiero è largo e pulito, adatto anche a chi non è abituato a camminare in montagna.
Dopo circa mezz'ora il bosco si apre e inizia a comparire il panorama. Si cammina sul crinale, con la valle che si allarga sotto i piedi. È qui che il respiro si ferma: davanti si aprono le Pale di San Martino, con le loro pareti verticali che sembrano dipinte nel cielo. Sotto, la Valle di Primiero si distende verde e ordinata, con i paesi che sembrano presepi.
La chiesetta appare all'improvviso alla vostra sinistra, piccola e perfetta sul suo sperone di roccia. Arrivati, il consiglio è sedersi, guardare, respirare. Non c'è fretta di tornare.
Il ritorno segue lo stesso sentiero dell'andata per circa 300 mt, dove deviate alla vostra sinistra seguendo per cima Totoga per circa 200 mt. Qui incrocerete il sentiero 345 e a quel punto riscendete alla vostra destra seguendo le indicazioni per Passo Gobbera. Questo sentiero vi riporterà alla vostra auto, non prima di incontrare sulla vostra destra un sito storico di estrema importanza per la sussistenza degli abitanti della valle: la Calchèra di Gobbera.
Si tratta di un'antica fornace in pietra utilizzata per la produzione della calce. Fu costruita alla fine dell'Ottocento da muratori di Lamon, che qui cuocevano le pietre calcaree estratte dalla cava del Boal delle Scandole.
Le calchère sono testimonianze di un'economia di montagna che non esiste più. La pietra veniva cotta a 800-900 gradi per trasformare la calcite in calce viva, poi mescolata con acqua per farla diventare calce spenta e infine ottenere il grassello, pronto per costruire le case del paese. Fermarsi qualche minuto davanti a questa struttura circolare in pietra significa toccare con mano la fatica e l'ingegno di chi viveva qui.
Questo è un luogo di silenzio. Rispettatelo. Non lasciate rifiuti, non urlate, non disturbate chi è venuto fin qui per trovare pace. E se incrociate qualcuno sul sentiero, un saluto e un sorriso sono il modo migliore per condividere la montagna.

